La lingua latina

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Hiroshi
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Messaggio da Hiroshi »

Non intendo avviare una discussione “latino si, latino no nelle scuole”, che a volte genera forti reazioni come avviene per la politica… desidero semplicemente raccontare un inaspettato interesse riscoperto, e diventato appassionante.

Ricordo ancora come fosse ieri la mia visita al liceo scientifico della mia città, all’epoca dell’orientamento, venticinque anni fa. Vecchie vetrine piene di strumenti scientifici, tubi a vuoto, mille apparecchiature dall’aspetto misterioso, i laboratori; la mia nascente passione per la scienza avrebbe sicuramente trovato l’ambiente giusto. Decisi per quella scuola senza visitarne altre. Con l’inizio delle superiori mi accorsi però che la “scienza” la avrei incontrata solo al triennio, fisica, chimica, biologia. Per due anni tanto latino, italiano, epica. Per la fisica avrei dovuto attendere, con pazienza e delusione.

Mentre lo studiavo non ne ero consapevole, ma tutto sommato il latino mi piaceva. Riempivo quaderni di frasi, scritte con la fedele Pelikano e cartucce su cartucce di 4001 nero, nelle scatoline col vecchio logo. Certo, i libri di testo davano l’impressione di una materia che si dovesse studiare per obbligo e per dovere. Accanto alla grammatica c’era il “Libro degli autori”, che mi pareva solo una indigesta e insipida antologia sulla quale ogni tanto dovevamo tradurre qualche brano. Uno di quei libri-palestra scolastici da usare per farsi le ossa al biennio poi destinati a sparire per sempre inghiottiti da uno scatolone. Col triennio si aggiunsero finalmente le discipline scientifiche; con esse anche la letteratura latina. Ricordo la passione del professore, un colto e distinto gentleman (si sentiva, e a ragione, molto anglosassone, mi ricordava David Niven), ma nonostante questo ritenevo la materia pesante.

Finite le superiori ed iniziata l’università, (o forse già lavoravo?) scoprii con un po’ di sorpresa che sapevo ancora tradurre il latino, anzi, decisamente meglio di prima. Riuscivo a veder la frase, l’intero testo nel suo senso e nella sua completezza, anche magari ignorando il significato di qualche parola o ricordando a fatica un tempo verbale. Sicuramente l’avevo, diciamo così, digerito, e riuscivo a vedere il testo con maggiore ampiezza di sguardo e di pensiero.

Alcuni anni dopo, appassionandomi a studi di carattere storico – geografico mi è tornato utile lo studio del latino, potendo attingere direttamente agli originali latini e al testo di iscrizioni ed epigrafi, oltre agli atti di nascita di antenati scritti in latino. E sicuramente sono cambiato io, cercando, senza rinnegare i valori della vera scienza galileiana, il valore della memoria, le radici, le tracce di chi ci ha preceduto e ha plasmato il nostro territorio e la nostra storia. Rovistando negli scatoloni dei libri delle superiori ho ritrovato i miei vecchi, consumati testi di latino, tra i quali anche l’insipido Libro degli autori, che riaperto con interesse e curiosità anziché sotto obbligo o in vista del voto mi ha offerto una interessante rassegna della lingua latina dai primordi fino agli albori della modernità.

Marziale, Fedro, Seneca, le voci vere degli antichi da poter nuovamente ascoltare, direi quasi assaporare, non senza un po’ di fatica e un velo di ruggine da rimuovere. Da poter acquistare in nude e crude edizioni ultra economiche, senza apparato critico – che peraltro ora apprezzerei.
Qualcuno dice che il latino sia “matematica applicata”, altri ne suggeriscono lo studio perché intrigante e stimolante come un rebus o un sudoku. Non sono d’accordo, se fosse per quello meglio davvero stimolare la mente con i sudoku o con la Settimana Enigmistica. Quel che mi affascina è forse proprio il fatto che sia una lingua morta, completa e conclusa nella sua finitudine temporale. Oppure il fatto che rende più manifesta l’eleganza e la composizione con parole diverse da quelle di uso quotidiano della lingua italiana.

E mi affascina anche l’idea di aver potuto in un certo senso strappare dalla morte la voce degli antichi; vedere i nomi degli studiosi che li hanno restituiti accanto ai testi originali rende l’idea di un prezioso e faticoso lavoro di recupero e di restauro. Un po’ come spezzoni di pellicola di un vecchio film, perduto nella totalità ma del quale abbiamo recuperato alcune scene. E con la maturità di adulto si può constatare come i problemi dell’uomo di oggi siano i problemi di sempre: avidità, corruzione, vizi, passioni; presenza, assenza o ricerca di un senso dell’esistenza.

In rete ho visto accenni all’intenzione di ritornare ad un latino vivo, anche se non ho mai trovato forma pratiche in cui questo si possa concretizzare; moltissimi anni fa vidi su una rivista per famiglie un annuncio di una signora che cercava qualcuno con cui fare corrispondenza in latino (!). Allora mi sembrò assurdo, ora molto meno (magari con una stilografica vintage?).

Qualche volta penso che mi piacerebbe tornare a scuola per imparare, senza esami né voti ma con la maturità per gustare e apprendere. In un libro di meccanica americano - purtroppo non ho copiato la citazione - trovai una frase estratta dalla rivista di un'associazione di ingegneri americani di fine ottocento. Si auspicava l'inizio di un'era delle macchine, che avrebbero liberato la vita dell'uomo dal lavoro faticoso cosicché si sarebbe potuto dedicare il tempo guadagnato allo studio e alla crescita personale. Purtroppo le macchine decuplicano la produzione e la progettazione ma non ci sollevano dalle nostre otto ore di lavoro...

Scusatemi per questo intervento, lungo e spero non inutile. L’intenzione era quella di esprimere un vivo interesse, e gratitudine alla scuola che ho frequentato. Una scuola seria e veramente formativa a livello umano, e non solo orientata su conoscenze pratiche immediatamente spendibili.

Buona serata a tutti

Simone
Forza e onore! Massimo Decimo Meridio

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MatteoM
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Messaggio da MatteoM »

Ciao Simone,
mi ha fatto piacere leggere il tuo intervento, e ritrovarmi in molti dei tuoi punti di vista.
Anche io ho frequentato lo scientifico, con un'insegnante di latino severa e arcigna. Una di quelle figure che si rivalutano con il tempo.

Come dici tu servirebbe la maturità che purtroppo la maggior parte delle persone (me compreso) acquisisce dopo anni dalla fine delle scuole dell'obbligo per poter apprezzare gli insegnamenti della lingua e della letteratura latina.
Ma questa è una cosa che non può essere insegnata purtroppo...è una conquista che ognuno di noi, con il suo passo, deve compiere da solo.
Ecco perchè il latino, per molti studenti, rimarrà sempre una "medicina amara" da assumere senza capire il motivo (sul momento).

Una volta Galimberti ha detto "Ognuno di noi poi sa che possiamo pensare in base al numero delle parole che possediamo. E se ne possediamo poche pensiamo poco".
Il luogo comune "il latino ti insegna a pensare" è dunque una grande verità.

Evviva il latino!

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sussak
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Messaggio da sussak »

Anch'io ho studiato al liceo scientifico, ma il mio esame di maturità risale al 1961; ormai i ricordi scolastici sono appannati.
Però la passione per il latino, la metrica e l'etimologia è rimasta. Ero anche bravo, ed a furia di passare sottobanco le traduzioni ad una ragazza rimediai anche una fidanzata. In compenso la mia allergia agli studi di funzione era notevole. Facemmo uno scambio di "competenze". Bei tempi.
Un paio di anni fa alla libreria Rizzoli mi misi a sfogliare un testo elementare di greco antico, ma mi scoraggiai subito per la complessità della sintassi.
Che dire ? Grazie di aver sollevato l'argomento. Bravo.
Umberto

Se la democrazia declina è perché la lasciamo declinare. Benedetto Croce

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Messaggio da gionni »

Simone, ti capisco. Io ho studiato al liceo classico negli anni '80 e il latino l'ho dovuto imparare (e il greco) fino ad arrivare a buoni livelli.
E' una materia che ho imparato facilmente, perchè mi piaceva per due motivi: con i suoi racconti che emergevano dai testi delle traduzioni e poi dalla mitologia si evocavano in me epoche antiche che però sentivo vicine, in quanto si trattava dei nostri antenati. Il secondo motivo che mi ha fatto amare il latino (e il greco) era che ogni traduzione era un piccolo esercizio di problem solving, un piccolo enigma di cui si trovava sempre, bene o male, la soluzione. Era un modo di allenare la mente con un processo mentale utile anche per affrontare situazioni complesse, cosa che mi è poi tornata utile in seguito.
A volte mi piacerebbe tornare a tradurre qualche versione e non è detto che questo tuo spunto non sia la molla che mi spinga a farlo.

Ciao. Gionni

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Messaggio da Gargaros »

Che bella storia di vita. Hiroshi. Sei riuscito a trasmettere senza troppa retorica una passione vera e sentita.

Quanto mi piacerebbe aver avuto una vita così... Io di latino so solo qualche motto, pensa te...

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Messaggio da JetMcQuack »

Mi è piaciuto il tuo racconto, ma da ex studente (e anche bravino) di liceo classico, dopo vent’anni dal diploma affermo senza incertezze che avrei preferito di gran lunga aver studiato tedesco, russo, arabo.

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Messaggio da francoiacc »

Io ho dato la maturità scientifica nel lontanob '84, ricordo benissimo il mio insegnante di latino, uomo di lettere vero, ma con me ha fallito miseramente, non mi ha mai coinvolto.
"E' sempre meglio vivere di rimorsi che di rimpianti"
Francesco
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calli1958
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Messaggio da calli1958 »

Ciao Simone,
mi ha fatto piacere il tuo intervento. Anch'io ho fatto lo scientifico, ma con tutt'altro spirito riguardo al latino (pensa un po', alla mia maturità era fra le materie d'esame!!! Credo l'unica volta negli ultimi 50-60 anni). L'ho studiato abbastanza, ma con scarsi risultati, solo al biennio, poi (fortunatamente?) negli altri 3 anni era considerata una materia "secondaria", e dopo qualche anno ho dimenticato quasi tutto.
Non entro nel merito del lingua morta/viva e dell'utilità dello studio, ecc. ecc. (so solo che se lo affrontassi ora, ne godrei molto di più! ma posso dire lo stesso di altre materie che allora studiavo "alla giornata" (filosofia, chimica, astronomia, ecc.).
Quello che mi avvicina in parte al tuo racconto è la "riscoperta" del latino, anche se da un punto di vista particolare: da qualche anno mi sono appassionato alla calligrafia, e giusto verso la fine dell'anno scorso ho seguito un corso di gotico e, fra le varie "nozioni" da acquisire, oltre ovviamente allo studio dei tratti calligrafici, c'erano anche degli accenni alle "abbreviature latine" massicciamente usate dagli amanuensi medievali nella trascrizione dei testi al punto da renderli a volte praticamente illeggibili a chi non le conosceva.
Ecco, in quel momento ho sentito un po' di nostalgia per non aver affrontato nel "modo giusto" il latino a suo tempo, perché certe abbreviature si possono capire solo conoscendo (almeno discretamente) il latino.
Tutto qui!

Se per caso le "abbreviature latine" ti incuriosiscono, ti indico un link dal quale puoi liberamente consultare o scaricare un "dizionario delle abbreviature" che in poche pagine iniziali rende l'idea dello sviluppo che hanno avuto.

https://archive.org/details/CappelliDiz ... 5/mode/2up

Chissà mai che non le trovi appassionanti!! :thumbup:

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Hiroshi
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Messaggio da Hiroshi »

Ciao, grazie del tuo messaggio! Non solo mi incuriosisce, ma il materiale che mi hai segnalato mi è davvero utile e soddisfa alcune domande alle quali non avevo trovato una risposta.
Consultando degli atti di nascita di fine 800, ancora in latino, ho trovato alcune abbreviazioni delle quali ho capito il senso, ma mi piacerebbe sapere da quale termine derivano. Quindi, grazie ancora! :) Avevo provato a fare ricerche sull'argomento ma invano.
In seconda superiore avevo partecipato ad un mini corso di epigrafia latina, la professoressa aveva praticamente imposto la partecipazione alcuni studenti. Ma non fui particolarmente attento all'argomento... perché vi partecipava anche una ragazza di un altro corso del quale ero perdutamente innamorato, la classica prima vera cotta adolescenziale che ti infiamma e ti consuma completamente...
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Messaggio da calli1958 »

Hiroshi ha scritto:
giovedì 2 aprile 2020, 10:04
Ciao, grazie del tuo messaggio! Non solo mi incuriosisce, ma il materiale che mi hai segnalato mi è davvero utile e soddisfa alcune domande alle quali non avevo trovato una risposta.
Consultando degli atti di nascita di fine 800, ancora in latino, ho trovato alcune abbreviazioni delle quali ho capito il senso, ma mi piacerebbe sapere da quale termine derivano. Quindi, grazie ancora! :) Avevo provato a fare ricerche sull'argomento ma invano.
In seconda superiore avevo partecipato ad un mini corso di epigrafia latina, la professoressa aveva praticamente imposto la partecipazione alcuni studenti. Ma non fui particolarmente attento all'argomento... perché vi partecipava anche una ragazza di un altro corso del quale ero perdutamente innamorato, la classica prima vera cotta adolescenziale che ti infiamma e ti consuma completamente...
....sicuramente, a quel tempo, era decisamente più importante la ragazza dell'epigrafia latina :)
Nel caso ti interessi, sul sito archive.org trovi anche qualcos'altro cercando "abbreviature".
Io mi sono scaricato anche qualche altra cosa ma non ricordo da dove e non ho i links relativi; nel caso ti interessasse dovresti mandarmi in MP il tuo indirizzo mail per trasmetterti il materiale.
Ottimo comunque l'esserti stato di una qualche utilità. :thumbup:

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Messaggio da alessio »

Da studente dello scientifico che ha finito le superiori solo l'hanno scorso ho potuto scegliere liberamente di studiare latino e questo credo che abbia influito non poco sul mio relativamente buon rapporto con questa materia. Anche se ora studio tutt'altro continuo a coltivare questo interesse, cercando di approfondire la letteratura latina medievale, una parte ingiustamente ignorata della nostra cultura. Mi sto anche appassionando della questione del metodo con cui vanno insegnate le lingue antiche, in particolare ho trovato molti spunti interessanti su questa rivista https://vivariumnovum.it/risorse-didatt ... one/docere.

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Messaggio da Hiver77 »

Liceo Scientifico con latino... presente!
Mi sono sparata 7 anni di latino (2 anni di corso pomeridiano alle medie e 5 anni di liceo) ma, dato che sono passati quei 25 annetti su per giù, ricordo poco della lingua in sè.
Una cosa però la ricordo bene: mi piaceva, e tanto anche, al pari della matematica e della fisica, un po' di più della letteratura italiana, della storia e della storia dell'arte e mooolto di più della filosofia e della chimica (stechiometria: bleah :evil: ).
Mi piacevano le traduzioni, che seguivano regole ferree, ma a volte anche no. Però tutto aveva un posto, tutto aveva una logica.
Ho il rimpianto di non aver fatto greco, anche perché ho una passione nascosta per l'etimologia delle parole. Imaginatevi la scena: bimba delle elementari che fa tardi a merenda perché, seduta a gambe incrociate sul tappeto del salotto, si sta sparando la lettura del vocabolario (quello grosso di babbo e mamma) che quasi non ci sta in grembo... lo so non ero molto normale :lol: .
Quello che posso dire è che il latino mi ha lasciato una buona comprensione della struttura logico-grammaticale della lingua italiana. Dico buona perché ogni tanto il dubbio del "fantasma grammaticale" mi assale, ma noto che ha più a che fare con la grammatica spiccia delle parole (Es. il plurale di "valigia" si scriverà "valigie" o "valige"? :think: ) per la quale sto attuando un salutare ripasso grazie alla figlia iscritta alle elementari.
Sarò sempre felicie di aver "sprecato" le mie ore del liceo a studiare una lingua "morta", perché mi ha dato comunque tantissimo e soprattutto mi è stata utile per capire meglio e studiare meglio anche diverse lingue straniere (inglese e francese in primis e pure un tentativo con il tedesco, purtroppo ormai dimenticato).
Per questo sto già facendo progetti per gli studi futuri delle figlie :twisted: :lol:
Chiara

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G. Polya

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Messaggio da Pettirosso »

Maturità classica anno 1974 (sigh :oops: ).
Mentre il latino ancora lo ricordo dignitosamente (anche perché poi lo ritrovai per tanti aspetti all'università), il greco l'ho scordato in modo ignobile: eppure all'ultimo anno di liceo ci davano tranquillamente da tradurre testi direttamente dal greco al latino.
Più che scordato, confuso: avendo successivamente avuto occasione di bazzicare un poco con i caratteri cirillici (russi), ora ho una bella insalata (russa, per l'appunto) in testa (l'età ci ha certamente messo qualcosa di suo...). Conclusione: mentre ricordo ancora abbastanza le "radici" delle parole (il che mi tornò parecchio utile all'università in esami complementari di materie mediche), ora leggo vergognosamente un testo greco come un bambino delle elementari :oops: (poi, letta la frase, solitamente quanto meno il senso lo comprendo ancora). L'incubo del greco erano già allora i verbi irregolari... Che si dovevano studiare a memoria, punto e basta.
A parte questo, secondo me conoscere una lingua (antica o moderna che sia) permette anche di conoscere e comprendere molto meglio le relative società e cultura: e sotto questo aspetto sono pienamente soddisfatto di avere studiato sia il latino che il greco.
Ricordo ancora che nell'estate del secondo anno del triennio ebbi la fortuna di passare un paio di settimane d'estate in Grecia (in allora sotto la dittatura dei Colonnelli): a parte le spiagge, il visitare Atene (ovviamente), Epidauro (con il relativo teatro), ma anche piccole cittadine, vedere i posti di cui a scuola avevi sentito i nomi legati ad episodi di millenni prima, riuscire a capire qualche parola (non di più, in quanto nel greco moderno molte parole sono cambiate, e per comprensibili ragioni nessuno conosce esattamente l'antica fonia né greca né latina) dei discorsi degli abitanti... fu un'esperienza per me (ragazzino di 17 anni) indimenticabile. :thumbup:

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