Private Reserve Vampire Red - Recensione

Le recensioni: impressioni d'uso e valutazioni direttamente dagli utenti
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Monet63
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Private Reserve Vampire Red - Recensione

Messaggio da Monet63 » domenica 22 settembre 2019, 22:23

PROLOGO
Chi mi conosce sotto l’aspetto “pennistico” sa bene che sono un estimatore convinto degli inchiostri prodotti da Private Reserve; li considero di alta qualità ad un prezzo conveniente (la boccetta da 66 ml. costa circa 12 euro). Quelli usati fino ad ora - e non sono pochi - hanno in comune alcuni aspetti: generalmente molto pigmentati, come da tradizione statunitense, spesso rivelano odori particolari, alcuni dei quali rimandano a sostanze conservanti alcooliche. Esistono ovviamente molte eccezioni, ma ho notato che numerose tinte della casa hanno questa nota distintiva.
Ho conosciuto questo produttore alcuni anni fa (boh… 7 o 8?), e da allora è entrato di diritto tra i miei preferiti.
L’inchiostro oggi in recensione è il “Vampire Red”. Il nome lascerebbe presagire un rosso sangue, ma le cose sono un po’ più articolate. Approfondiamo.

CONFEZIONAMENTO E PREZZO
Gli inchiostri Private Reserve vengono venduti in spartane boccette cilindriche, con tappo discretamente a tenuta, ed imballo di cartone leggero non protettivo. L’etichetta sembra stampata in casa con una laser a colori da 200 euro. Sulla boccetta non viene indicata la capacità, che invece è presente sulla confezione di cartoncino. Il prezzo, come già accennato in prologo, si attesta intorno agli 12 euro per la boccetta da 66 ml., ma è molto variabile: ho incontrato negozi che vendevano ad oltre 16 euro (uno sproposito) il flacone piccolo. Chiaramente, ognuno si regolerà come meglio riterrà opportuno.
Maneggiando la boccetta per le normali operazione di caricamento, bisogna sempre tener presente che sono traditrici: svitando il tappo è possibile che schizzino via, letteralmente, una miriade di micro gocce che colpiscono in ogni dove che, per inchiostri così pigmentati, è un piccolo dramma. Il mio consiglio è di usare guanti protettivi (alcuni colori vengono via con difficoltà), una camicia sacrificabile e, meglio ancora, proteggere il piano di lavoro con qualcosa. L’imboccatura è larghissima, anche perché non si tratta di una vera e propria boccetta, quanto piuttosto di un vasetto cilindrico, dove il diametro dell’imboccatura - nel formato da 66 cc. - è identico alla base.

PREPARAZIONE
Appena aperta la boccetta si ha la netta impressione di avere a che fare con del sangue umano; non parlo di suggestione dovuta al nome: parlo proprio di primo impatto, che comprende - oltre al colore apparente - anche un vero e proprio “coagulo” che - in entrambe le boccette che ho posseduto - si è formato sotto il tappo a mò di pellicola. In entrambe le boccette ho potuto individuare un odore analogo a quello di una maglia bagnata dimenticata in una cantina umida rimasta chiusa troppo a lungo; ho identificato questo odore, per me particolarmente sgradevole, anche in un altro inchiostro della casa (“Avocado”, un verde), in almeno un Diamine e in un altro che ora francamente non ricordo. Questo fattore mi ha spinto a usare, per la prova, penne che potessero essere smontate facilmente dopo il test, in modo da poter procedere a una pulizia estremamente accurata, anche con agenti disinfettanti molto leggeri (esempio, ipoclorito di sodio molto diluito). Conoscendo questo inchiostro piuttosto bene, per averlo usato a lungo in una Schneider Inx Sportive, ho pensato di “ascoltare anche altre campane” caricandolo in altre penne: una scolastica “Pentel Tradio”, una anonima scolastica anni 70 che avevo in prestito, e una “Leonardo Officina Italiana” corredata di pennino stub, il cui alimentatore particolarmente performante la pone in grado di mettere giù quantità mostruose di inchiostro. La Schneider è quella che ha lavorato di più con questo inchiostro, restando ferma nei periodi in cui non mi occorreva, e quindi ho potuto farmi un’idea del comportamento di quest’inchiostro anche in situazioni di utilizzo incostante.

UTILIZZO ED IMPRESSIONI
Anche se di primo acchito l’impressione è quella del sangue, come già detto prima, l’inchiostro non è un rosso vivo, e tira fuori la sua vera intonazione solo una volta steso sulla carta: siamo di fronte a un rosso rotto, decisamente ocraceo, molti lo definirebbero un rosso mattone molto scuro. Per chi dipinge, o ha dimestichezza con la nomenclatura dei colori per belle arti, siamo di fronte a un Rosso Veneziano scuro, con ottimo potere colorante. La cromatografia, com’era prevedibile, ha individuato la presenza di una sfumatura verde (composta da un blu ciano e un giallo), assolutamente necessario per desaturare un qualsiasi rosso e farlo virare verso un tono ocraceo. Si possono quindi identificare tre coloranti distinti: il rosso di base (non un rosso vivo, ma già ocraceo in partenza, probabilmente un rosso perilene), un blu ciano (presumibilmente una ftalocianina) e una piccola quantità - appena visibile - di giallo che non sono stato in grado di identificare.
La saturazione è a livelli superiori alla media, con sfumature accennate ma presenti, specialmente se si utilizzano pennini adatti a tale scopo. Trovo la tinta molto bella, ma l’inchiostro in questione vede i suoi più grandi difetti (e limiti) nella scarsa lubrificazione, nel flusso medio-basso e nella tendenza a seccarsi in punta. In certi casi, ovvero con determinate penne di indole scolastica, queste prerogative - insieme - possono arrivare a causare un’esperienza di scrittura quasi sgradevole, più simile a quella di alcune biro con inchiostro flow che non a quella che ci si aspetterebbe da una stilografica. La mia Schneider scolastica, che l’ha usato così a lungo, non è mai riuscita a funzionare come sa fare, e la sensazione di scrittura è stata media (e non addirittura scarsa) solo grazie alla qualità indiscutibile dello strumento; ma, nonostante tutto, nulla ha potuto contro la tendenza spiccatissima di questo inchiostro a seccarsi velocemente nell’alimentatore, bloccando il flusso: è sempre bastato un solo giorno per non far ripartire la penna, rendendo necessaria la classica “pucciatina” in acqua, che pure a volte ha dovuto essere ripetuta. Questo comportamento si è ripetuto anche nelle altre penne, ad eccezione della Leonardo Momento Zero con stub, la quale ha resistito a due giorni e mezzo di fermo prima di inchiodarsi (e comunque con altri inchiostri reggeva stop anche di alcune settimane).
Bisogna quindi prestare particolare attenzione alla penna che si utilizza, preferendo quelle dal flusso particolarmente abbondante, che però - come contropartita - mortificheranno la possibilità di ottenere sfumature. L’odore di muffa, come già detto, può essere molto fastidioso (per me lo è), ma non è avvertibile durante la scrittura; tuttavia sarà sempre bene effettuare un lavaggio accurato, anche se l’inchiostro non lascia residui e non macchia, prima di riporre una penna nella quale lo si è usato.
Feathering e bleed through sono assenti anche su carte non adatte, e sono davvero al minimo - con la penna giusta assenti - persino su Moleskine; questo è il rovescio della medaglia, il vantaggio che si consegue grazie al suo carattere di inchiostro “secco”: se ti piacciono i Moleskine, carica questo inchiostro in una Preppy o qualsiasi altra scolastica dal flusso misurato, e scrivi felice entrambe le facciate di un foglio. Su carte di alto livello e “stilografica friendly”, ovviamente, non ha problemi.
A prescindere dalla carta utilizzata, il tempo di asciugatura è tendenzialmente veloce (in media 6-7 secondi su carte normali), raggiungendo i 10 su carte patinate e poco assorbenti come Rhodia e Oxford.
Il test di resistenza all’acqua fornisce una risposta molto precisa: è un inchiostro assolutamente non resistente, che diventa totalmente illeggibile anche su carte porose. Per farsi un’idea precisa, si può fare riferimento al test di resistenza all’acqua di cui alla scheda.

CONCLUSIONI
Il Vampire Red è un inchiostro di tono molto bello e fascinoso, castrato da problemi relativi all’uso principale (scrivere) che lo rendono troppo problematico per meritare un giudizio positivo, anche in considerazione del fatto che esistono inchiostri analoghi molto più performanti, come il Noodler’s Antietam che, pur di tono appena più chiaro, offre ben altre prestazioni. Mi infastidisce particolarmente l’odore di muffa che, tuttavia, da solo non sarebbe stato in grado di farmelo deprezzare in modo così evidente. Potrebbe trovare applicazioni, anche per il particolare colore che riconduce alle “sanguigne” di rinascimentale memoria, nell’uso artistico con pennino da intinsione e pennello, sfruttandone la totale acquerellabilità, previo test di fotostabilità.
L’ho classificato tra “nella media” e “scarso”, senza arrivare a un giudizio di “scarso” nudo e crudo, solo in virtù del suo bellissimo tono.
Peccato.
Allegati
PRVR scheda recensione.jpg
PRVR-prova scrittura.jpg
Prova di scrittura con 4 penne diverse.
PRVR-prova scrittura part.jpg
Ingrandimento della sezione scritta con la Schneider Inx Sportive.
PRVR Cromatografia.jpg
Cromatografia, nella quale sono visibili i tre coloranti di base.
L’opera d’arte è sempre una confessione.
Umberto Saba

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Messaggio da AinNithael » domenica 22 settembre 2019, 22:59

Accurata, bellissima recensione.
Il colore mi ricorda il Montblanc Corn poppy Red
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Private Reserve Vampire Red - Recensione

Messaggio da balthazar » lunedì 23 settembre 2019, 8:54

Rcensione letta d'un fiato. Grazie. Trovo ben fatto e opportuno il confronto diretto tra pennini diversi che mostra quanto possa essere diversa l'intensità del colore dello scritto.

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Messaggio da demogorgone » lunedì 23 settembre 2019, 9:15

Semplicemente, grazie!

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Messaggio da Orlandoemme » lunedì 23 settembre 2019, 9:39

Grazie per la bellissima recensione.
Interessante il tono ma mi sembra con troppe controindicazioni.
Dalle foto mi sembra un OXblood ma più ranciato e intenso.
Orlando
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Messaggio da maicol69 » lunedì 23 settembre 2019, 10:19

complimenti, innanzi tutto, per la recensione
una delle migliori in assoluto, in tema di inchiostri
anche io sono un estimatore della marca
trovo che siano inchiostri molto validi, con colori davvero brillanti
il mio preferito in assoluto è il verde avogado che ho letteralmente bruciato, scrivendoci tutti i giorni per mesi e mesi
non conoscevo questo colore, che ho messo … in lista
mille grazie
:wave:

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Mauro78
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Messaggio da Mauro78 » lunedì 23 settembre 2019, 12:41

Complimenti per la recensione davvero davvero ben fatta ed esaustiva, oltre che utile. :clap:
Preferisco i rossi più accesi, ma concordo che anche questa tonalità ha il suo fascino. Peccato per la scarsa lubrificazione e la tendenza a seccare.
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Messaggio da Monet63 » lunedì 23 settembre 2019, 13:49

Orlandoemme ha scritto:
lunedì 23 settembre 2019, 9:39
Grazie per la bellissima recensione.
Interessante il tono ma mi sembra con troppe controindicazioni.
Dalle foto mi sembra un OXblood ma più ranciato e intenso.
Orlando, è esattamente così: tra gli inchiostri che ho, l'Oxblood è quello che ci si avvicina di più.
maicol69 ha scritto:
lunedì 23 settembre 2019, 10:19
complimenti, innanzi tutto, per la recensione
una delle migliori in assoluto, in tema di inchiostri
anche io sono un estimatore della marca
trovo che siano inchiostri molto validi, con colori davvero brillanti
il mio preferito in assoluto è il verde avogado che ho letteralmente bruciato, scrivendoci tutti i giorni per mesi e mesi
non conoscevo questo colore, che ho messo … in lista
mille grazie
:wave:
L'Avocado piace molto anche a me, è la prossima recensione che farò. Sono alla seconda boccetta: la prima aveva, come il Vampire red, un forte odore di muffa, mentre la seconda, attualmente in uso, è invece perfetta.
:wave:
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Private Reserve Vampire Red - Recensione

Messaggio da Spiller84 » lunedì 23 settembre 2019, 15:55

Complimenti per la bellissima ed esaustiva recensione. Non amo i rossi poco accesi, quindi questo colore non mi entusiasma, al contrario della recensione, che è stata una goduria da leggere

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