Miserie e Nobiltà: storie di una famiglia italiana.

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Messaggio da ricart » martedì 13 agosto 2019, 11:51

Salve a tutti, quando decido di acquistare una penna prima mi documento con tutte le fonti possibili e, se possibile, passo in negozio per "toccarla, provarla, aprirla, ecc", mai l'acquisto è una sorpresa. Se il costruttore nella sua pubblicità non dice la verità è un problema suo perché capisco che mi sta vendendo un oggetto non corrispondente e non gli acquisto la penna, tutto lì. Penso che gli utenti di questo forum siano abbastanza esperti e smaliziati per non cadere in questi "ingenui tranelli". Quello che intendo dire e che è difficile aprire la scatola e trovarci la sorpresa, quella è prerogativa dell'uovo pasquale,forse.

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Messaggio da analogico » martedì 13 agosto 2019, 13:10

In realtà l'oggetto della/e discussione/i su questo tema , non è mai stato l'opportunità o meno di usare un captive converter, né indagare i motivi per cui sia preferibile adottare questo o quel sistema di caricamento.
Personalmente non sono partigiano di alcun sistema di caricamento, pur avendo le mie leggere preferenze, come tutti.
il vero motivo del discutere riguarda la palese "reticenza" di alcuni produttori ad ammettere l'uso di tale converter, e la tendenza diffusa a descriverlo genericamente come caricamento a pistone che, come sappiamo, è cosa differente.
Quindi se vediamo la discussione sotto questo aspetto e ne tiriamo un po' le somme, mi pare emerga abbastanza chiaramente che si tratti di un modo di fare non apprezzato, forse i produttori dovrebbero prenderne atto.
Riguardo la discussione in se, credo sia stata utile anche per dare uno spunto di riflessione a chi non aveva mai avuto modo di affrontare l'argomento.
ricart ha scritto:
martedì 13 agosto 2019, 11:51
Salve a tutti, quando decido di acquistare una penna prima mi documento con tutte le fonti possibili e, se possibile, passo in negozio per "toccarla, provarla, aprirla, ecc", mai l'acquisto è una sorpresa. Se il costruttore nella sua pubblicità non dice la verità è un problema suo perché capisco che mi sta vendendo un oggetto non corrispondente e non gli acquisto la penna, tutto lì.

Secondo te quindi nella pubblicità si può dire ciò che si vuole, confidando nel fatto che l'esperto tanto se ne accorge e l'inesperto ci casca??

Ma neanche per sogno ! La pubblicità è una cosa un po' più seria, regolata dalla legge.
Antonio

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Messaggio da ricart » martedì 13 agosto 2019, 14:30

Salve, ma tu credi a quello che ti vende il detersivo che lava così bianco che più bianco non si può oppure che uccide il 99,99 % dei batteri e bestiacce varie? Quel tipo di pubblicità è ingannevole o no? Eppure la possono fare, rientrerà nei termini di non so quale legge, ma permettimi di avere dei dubbi.

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Messaggio da Polemarco » martedì 13 agosto 2019, 15:12

ricart ha scritto:
martedì 13 agosto 2019, 14:30
Salve, ma tu credi a quello che ti vende il detersivo che lava così bianco che più bianco non si può oppure che uccide il 99,99 % dei batteri e bestiacce varie? Quel tipo di pubblicità è ingannevole o no? Eppure la possono fare, rientrerà nei termini di non so quale legge, ma permettimi di avere dei dubbi.

Mandi
Gli esempi che fai riguardano la lode sperticata dei propri prodotti; altro è fornire notizie o descrizioni inveritiere. Nel caso della penna, se tali notizie sono accompagnate da un disegno esplicativo del reale assetto di carica, è difficile pensare al cd “dolus malus” che giustifica l’annullamento del contratto di acquisto. Forse è questione che attiene esclusivamente alla professionalità del venditore. Ma è solo una opinione. Polemarco

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Messaggio da piccardi » martedì 13 agosto 2019, 18:18

analogico ha scritto:
martedì 13 agosto 2019, 13:10
il vero motivo del discutere riguarda la palese "reticenza" di alcuni produttori ad ammettere l'uso di tale converter, e la tendenza diffusa a descriverlo genericamente come caricamento a pistone che, come sappiamo, è cosa differente.
Il punto della questione è il "sappiamo".

La distinzione che io per primo faccio è comunque una distinzione che non è codificata per quanto ne so in nessun disciplinare. Fra i collezionisti e gli appassionati è cosa che dovrebbe essere ben chiara, ma la scelta di usare come base della stessa l'uso del corpo stesso come serbatoio è comunque una scelta arbitraria. E fra i non appassionati potrebbe anche essere considerata una pura fisima per quel che ne so. E comunque in certi casi la distinzione è anche labile. Una M400 che ha lo stantuffo messo dentro un tubo interno non la si qualifica a stantuffo?

Per cui per quanto la cosa non ci possa piacere (a me non piace, ma per via della mancanza di chiarezza, non perché consideri la soluzione tecnicamente o di valore inferiore) le aziende fanno i loro interessi e parlano di caricamento a stantuffo perché la penna si carica con la rotazione di un fondello che mette in azione un pistone (non si sta parlando di meccanismo di bassa qualità da qualche centesimo incollato dentro una penna come su certe cinesi). Non stanno dicendo una bugia, stanno volutamente usando (perché ovviamente gli conviene) una definizione diversa da quella in voga fra gli appassionati.

Credo sia anche un po' compito nostro far notare che questa è una descrizione generica che lascia una ambiguità, e che c'è differenza su come il suddetto caricamento viene realizzato. Come detto personalmente resto dell'idea che sia prevalentemente una questione di percezione, ma dato che nei prodotti di lusso la percezione è buona parte di quel che fa il prezzo, è nostro pieno diritto chiedere chiarezza.

Per cui è opportuno dare merito a chi questa chiarezza ce l'ha, e criticare chi invece non ce l'ha.

Simone
Questo è un forum in italiano, per pietà evitiamo certi obbrobri linguistici:
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Messaggio da Polemarco » martedì 13 agosto 2019, 20:17

piccardi ha scritto:
martedì 13 agosto 2019, 18:18
analogico ha scritto:
martedì 13 agosto 2019, 13:10
il vero motivo del discutere riguarda la palese "reticenza" di alcuni produttori ad ammettere l'uso di tale converter, e la tendenza diffusa a descriverlo genericamente come caricamento a pistone che, come sappiamo, è cosa differente.
Il punto della questione è il "sappiamo".

La distinzione che io per primo faccio è comunque una distinzione che non è codificata per quanto ne so in nessun disciplinare. Fra i collezionisti e gli appassionati è cosa che dovrebbe essere ben chiara, ma la scelta di usare come base della stessa l'uso del corpo stesso come serbatoio è comunque una scelta arbitraria. E fra i non appassionati potrebbe anche essere considerata una pura fisima per quel che ne so. E comunque in certi casi la distinzione è anche labile. Una M400 che ha lo stantuffo messo dentro un tubo interno non la si qualifica a stantuffo?

Per cui per quanto la cosa non ci possa piacere (a me non piace, ma per via della mancanza di chiarezza, non perché consideri la soluzione tecnicamente o di valore inferiore) le aziende fanno i loro interessi e parlano di caricamento a stantuffo perché la penna si carica con la rotazione di un fondello che mette in azione un pistone (non si sta parlando di meccanismo di bassa qualità da qualche centesimo incollato dentro una penna come su certe cinesi). Non stanno dicendo una bugia, stanno volutamente usando (perché ovviamente gli conviene) una definizione diversa da quella in voga fra gli appassionati.

Credo sia anche un po' compito nostro far notare che questa è una descrizione generica che lascia una ambiguità, e che c'è differenza su come il suddetto caricamento viene realizzato. Come detto personalmente resto dell'idea che sia prevalentemente una questione di percezione, ma dato che nei prodotti di lusso la percezione è buona parte di quel che fa il prezzo, è nostro pieno diritto chiedere chiarezza.

Per cui è opportuno dare merito a chi questa chiarezza ce l'ha, e criticare chi invece non ce l'ha.

Simone
Concordo pienamente. È una questione di chiarezza. Non ci sono ragioni per farne una crociata. Poi ognuno si regola come vuole.
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Messaggio da analogico » martedì 13 agosto 2019, 21:04

ricart ha scritto:
martedì 13 agosto 2019, 14:30
Salve, ma tu credi a quello che ti vende il detersivo che lava così bianco che più bianco non si può oppure che uccide il 99,99 % dei batteri e bestiacce varie? Quel tipo di pubblicità è ingannevole o no? Eppure la possono fare, rientrerà nei termini di non so quale legge, ma permettimi di avere dei dubbi.
Mandi
Cosa c'entrano questi esempi con quello che hai scritto prima?
Qui viene descritta la funzione di questi prodotti, lodandone i risultati, ciascuno può dare il peso che crede a queste affermazioni, ma di sicuro il detersivo lava il bucato e l'antibatterico elimina i batteri.
Secondo quello che asserivi tu invece il produttore potrebbe dire che il detersivo viene fatto con le scaglie di parmigiano reggiano, tanto chi ha un minimo di comprendonio sa che non è possibile e lo usa solo per fare il bucato, se invece qualche povero ingenuo o credulone ne mette una spolveratina anche sui i maccheroni, peggio per lui.
E su, dai.
piccardi ha scritto:
martedì 13 agosto 2019, 18:18
....omissis....
Per cui per quanto la cosa non ci possa piacere (a me non piace, ma per via della mancanza di chiarezza, non perché consideri la soluzione tecnicamente o di valore inferiore) le aziende fanno i loro interessi e parlano di caricamento a stantuffo perché la penna si carica con la rotazione di un fondello che mette in azione un pistone (non si sta parlando di meccanismo di bassa qualità da qualche centesimo incollato dentro una penna come su certe cinesi). Non stanno dicendo una bugia, stanno volutamente usando (perché ovviamente gli conviene) una definizione diversa da quella in voga fra gli appassionati.
Credo sia anche un po' compito nostro far notare che questa è una descrizione generica che lascia una ambiguità, e che c'è differenza su come il suddetto caricamento viene realizzato. Come detto personalmente resto dell'idea che sia prevalentemente una questione di percezione, ma dato che nei prodotti di lusso la percezione è buona parte di quel che fa il prezzo, è nostro pieno diritto chiedere chiarezza.
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Sono d'accordo.
Le aziende non dicono una bugia, stanno volutamente usando una definizione diversa da quella in voga fra gli appassionati, più o meno da sempre aggiungerei, solo perchè gli conviene.
Non un reato grave sia chiaro, ma quel pizzico di ambiguità, astuzia o malizia , chiamiamola come vogliamo, che a molti, inclusi me e te mi pare, non piace.
Quindi sono d'accordo con l'invito a premiare chi fa uso di chiarezza sempre e comunque a scapito di chi invece tale chiarezza evidentemente non persegue.
Polemarco ha scritto:
martedì 13 agosto 2019, 20:17
Concordo pienamente. È una questione di chiarezza. Non ci sono ragioni per farne una crociata. Poi ognuno si regola come vuole.
Cordialità
Ma ti riferisci alla discussione su questo forum? perchè in tal caso indicami per favore la crociata dov'è perchè io non riesco a vederla.
Mi pare che ci sia solo un civile scambio di idee ed opinioni, come è giusto che sia quando ci si confronta.
Antonio

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Messaggio da ricart » martedì 13 agosto 2019, 21:53

Salve analogico, va bene, hai ragione, allora riformula la domanda: come la mettiamo con i costruttori che esaltano materiali favolosi e pennini flessibili che poi alla prova dei fatti non sono quelli pubblicizzati? Senza fare nome e cognome di esempi ce ne sono, come li giudichi? Non vorrei uscire dall'argomento ma se andate a rileggere la presentazione della penna per i 500 noterete che veniva descritta con la ricarica a "stantuffo" mentre si trattava del sistema Delta, un convertitore "fisso", come si vede nella foto pubblicata verso la fine.

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Messaggio da Polemarco » martedì 13 agosto 2019, 22:23

Non ti ho annoverato ne’ direttamente ne’ indirettamente tra le file dei crociati. Ho detto solo che le scelte pubblicitarie risentono della professionalita’ di chi le progetta. Tutto qui. E dinceramente mi sembra più grave.

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Messaggio da analogico » mercoledì 14 agosto 2019, 0:19

ricart ha scritto:
martedì 13 agosto 2019, 21:53
Salve analogico, va bene, hai ragione, allora riformula la domanda: come la mettiamo con i costruttori che esaltano materiali favolosi e pennini flessibili che poi alla prova dei fatti non sono quelli pubblicizzati? Senza fare nome e cognome di esempi ce ne sono, come li giudichi? Non vorrei uscire dall'argomento ma se andate a rileggere la presentazione della penna per i 500 noterete che veniva descritta con la ricarica a "stantuffo" mentre si trattava del sistema Delta, un convertitore "fisso", come si vede nella foto pubblicata verso la fine.
Cordialmente da ricart
Non conosco o non ricordo i casi cui fai riferimento.
In tutti i modi, per me vale più o meno il medesimo discorso.
Ho comperato diverso tempo fa alcune penne moderne vendute come flex ed ho imparato a mie spese che flex non sono.
I casi di persone , esperte o meno non fa differenza, che hanno acquistato una di queste penne per avere un pennino flessibile e poi sono rimaste deluse , non sono pochi, basta leggere in rete.
Da parte mia quando ne ho avuto l'occasione ho sempre risposto a chi chiedesse informazioni di non aspettarsi niente di speciale da questi pennini.
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Messaggio da francoiacc » mercoledì 14 agosto 2019, 20:36

Una delle due discendenti dirette della capostipite Classica è stata la Miya, l’altra la Historia L.E. Ritengo che la Miya sia una delle più riuscite interpretazioni della famiglia Classica, caratterizzata da un fusto con la sua caratteristica “pancetta” nel punto in cui inizia la sezione, che si unisce poi in perfetta armonia con il cappuccio in una linea morbida e continua.
Foto1.jpg
Foto2.jpg
La Miya è la prima penna della famiglia Classica con una sezione in argento. La Miya Argento, a differenza della Miya base, ha un cappuccio in argento massiccio e la sezione cesellata per migliorarne l’impugnabilità.
Foto3.jpg
Qui il discorso della sezione in argento, cosa che Montegrappa ha mantenuto nelle successive penne della famiglia Classica, è alquanto controverso, personalmente non mi dispiace sia esteticamente (su questa famiglia di penne) che funzionalmente. La sezione in argento non la trovo mai scivolosa, anche quando non è cesellata come quella della Miya Argento, mi da una bella sensazione di solidità e mi piace la maggior sensazione di controllo che restituisce aiutando a mantenere il pennino sulla carta, ma qui siamo nel campo del puramente soggettivo! Di questa penna ne ho comunque parlato in maniera più dettagliata in un mio precedente post, quindi non mi dilungherò ulteriormente nella descrizione: viewtopic.php?f=72&t=18281&hilit=la+mia+Miya

La Miya è anche una penna più onesta, caricamento a cartuccia converter e, tutto sommato (escludendo le più recenti Miya in Carbonio), acquistabile a cifre umane considerato che è una penna in celluloide con un pennino nr 6 in oro 18K.
Foto5.jpg
Quella che ho trovato io ha un esclusivo pennino “OM” che ha sempre scritto bene e sospetto anche di sapere il motivo, secondo me il pennino è ancora uno di quelli che venivano fatti in casa in quel di Bassano del Grappa.
Foto6.jpg
Ed ora veniamo alle sue miserie, come dicevo la Miya ha il cappuccio in argento e, quindi, un controcappuccio in plastica su cui si va ad avvitare la penna, dopo un paio di chiusure ed aperture il controcappuccio si è scollato dalla parte esterna in argento e, praticamente, ogni volta che aprivo e chiudevo la penna la parte in Argento del cappuccio si faceva un mezzo giro a vuoto. Ho dovuto perciò contattare Montegrappa la quale mi ha invitato a inviare indietro la penna che mi è stata restituita dopo due settimane perfettamente ripristinata. Ora siccome mi avevano già sistemato qualche mese prima una Ducale a cui il pennino aveva perso la placcatura rosè, mi hanno cortesemente (e tra le righe) invitato a non contattarli ulteriormente, in primis perché mi sarei dovuto rivolgere ad un rivenditore autorizzato e poi perché mi avevano sistemato già due penne fuori garanzia. Peccato sembra che mi sono giocato tutti i jolly a mia disposizione, e purtroppo me ne sarebbe servito almeno un altro! (to be continued…)
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Messaggio da Monet63 » mercoledì 14 agosto 2019, 21:29

francoiacc ha scritto:
mercoledì 14 agosto 2019, 20:36
Ora siccome mi avevano già sistemato qualche mese prima una Ducale a cui il pennino aveva perso la placcatura rosè, mi hanno cortesemente (e tra le righe) invitato a non contattarli ulteriormente, in primis perché mi sarei dovuto rivolgere ad un rivenditore autorizzato e poi perché mi avevano sistemato già due penne fuori garanzia. Peccato sembra che mi sono giocato tutti i jolly a mia disposizione, e purtroppo me ne sarebbe servito almeno un altro! (to be continued…)
Ecco, queste sono le cose che mi fanno letteralmente perdere le staffe. Posso continuare tranquillamente a comprare altro, come ho sempre fatto da quando mi fecero una storia simile, molti anni fa. Evidentemente è un modus operandi.
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Messaggio da marnautz » giovedì 15 agosto 2019, 7:52

A mio personale parere:
- una stilografica del genere, che costa quello che costa, dovrebbe cantare sulla carta. Non esiste lavorare ore ed ore su pennino ed alimentatore. Non é nemmeno scontato che si sappia cosa serva fare! Ho avuto 3 Montegrappa vendute tutte per lo stesso motivo: flusso incostante;
- Sarò atipico ma, pur avendo molte stilo a stantuffo preferisco le cartucce, più pratiche. Il captive converter che senso ha? Metti a questo punto in converter accessibile, se non va lo cambi e se vuoi usi le cartucce. Così mi sa di voler far passare per stantuffo qualcosa di diverso.
Bellissima penna ma, a quel prezzo, va pretesa l’eccellenza.

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Messaggio da analogico » giovedì 15 agosto 2019, 18:20

francoiacc ha scritto:
mercoledì 14 agosto 2019, 20:36
-------omissis----
... Ora siccome mi avevano già sistemato qualche mese prima una Ducale a cui il pennino aveva perso la placcatura rosè, mi hanno cortesemente (e tra le righe) invitato a non contattarli ulteriormente, in primis perché mi sarei dovuto rivolgere ad un rivenditore autorizzato e poi perché mi avevano sistemato già due penne fuori garanzia. Peccato sembra che mi sono giocato tutti i jolly a mia disposizione, e purtroppo me ne sarebbe servito almeno un altro! (to be continued…)
Se la garanzia è scaduta, temo abbiano ragione.
Devi passare attraverso un rivenditore autorizzato, ed eventualmente pagare la riparazione.
E' la prassi, e vale per qualsiasi cosa.
Poi la valutazione se sia opportuno o meno continuare ad acquistare penne che hanno bisogno spesso di andare in assistenza, in garanzia o fuori garanzia, la devi fare tu.
Io ho avuto due auto della stessa marca per le quali dovevo ricorrere spesso all'assistenza e quando accadeva a garanzia scaduta le riparazioni mi toccava pagarle, ma garanzia o non garanzia, quello che mi dava più fastidio era l’idea di avere una vettura che presentava degli inconvenienti, a volte anche di poco conto, ma più spesso di quanto io fossi disposto a tollerare.
Ho semplicemente smesso di acquistare quella marca.
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Messaggio da francoiacc » sabato 24 agosto 2019, 0:13

Dopo la bellissima e difficile Extra Otto e la Miya, che a parte il problema cappuccio si è dimostrato una gran penna scrivendo egregiamente con il suo meraviglioso OM, ho pensato che non potevo e non volevo arrendermi, anche perché il cervello mi si era gravemente inceppato su un'altra meravigliosa penna appartenente alla famiglia Classica, la Extra 1930 Bamboo Black. Dopo qualche mese di rinunce e ricerche l'ho trovata usata ma intonsa, anche se il modello antecedente all'attuale da cui si differenzia per la scatola in legno nero e per il cappuccio che viene via dopo ben 4 giri.
Quando mi è arrivato sono rimasto ancora una volta colpito dalla bellezza della celluloide, che riassumerei in un semplice pensiero: una signora di gran classe, si fa notare senza essere appariscente. Le strisce verdi traslucenti sembrano galleggiare sul nero quasi liquido di questa celluloide. Io non sarei mai capace di cogliere in foto la bellezza di questo materiale, complice anche il fatto che non riesco ad andare oltre lo scatto automatico del mio smartphone. :?

Sulla Extra 1930 notiamo il salto di qualità del design rispetto alle precedenti penne della famiglia, sulla extra si è migliorato il rapporto tra il fusto e il cappuccio, la penna ha perso la pancetta della Miya (che io adoro :D ), e non avendo più il caricamento a cartuccia/converter, azionabile anche rimuovendo il fondello, quest’ultimo è stato accorciato rendendo più proporzionato l'intero fusto. Grazie a questa armonizzazione dei rapporti, la penna ne guadagna in eleganza, quando impugnata è solida ed importante, ma non risulta ingombrante e sgraziata alla vista. Il pennino è lo stesso usato sulla Extra Otto, un pennino di misura imponente e che si armonizza molto bene con la penna, aumentando ancor di più la sensazione di avere tra le mani una penna importante. Il sistema di caricamento è il solito captive converter, ma questa volta ero consapevole e a me sta bene. Perciò, miei cari signori di Montegrappa, ditelo chiaramente che usate un captive converter, tanto non è questo il motivo per cui la gente non compra le vostre bellezze.

Dunque come dicevo: "si ha la sensazione di avere una penna importante tra le mani", ma purtroppo è solo un’illusione che dura poco, perché anche la Extra 1930 ha le sue miserie. Peraltro questa volta non ho neanche avuto il dilemma se mandarla indietro alla casa madre, avendola presa usata benché mai inchiostrata. Mi è arrivata con le parti in argento un po’ scurito per l’ossidazione, mi sono quindi armato di panno da gioielleria ed ho incominciato a sfregare prima la sezione, che dopo un po' è tornata lucida, e poi la veretta, che si è subito scollata iniziando a girare liberamente sul cappuccio. Avendo finito i miei bonus con l'assistenza me la sono incollata da solo. Dopo la prima pagina di puro godimento il flusso ha iniziato a smagrirsi, tanto, ancor di più di come mi è successo sulla Extra Otto. Rassegnato ho pensato che il famoso conduttore in ebanite avesse bisogno di rodaggio, e quindi giù a scrivere per settimane, mi sono quasi slogato il polso con il solo risultato di avere una penna che scriveva sempre male, tratto striminzito e continui salti e false partenze, a meno di calcare sulla carta. Le ho provate di tutte, persino il buon Massimo (Maxpop) ci ha perso svariate ore. Ogni volta sembrava andare meglio, ma dopo due tre pagine il problema si ripresentava. Non so se sono io ad avere una costante e perenne scalogna nera con questi bellissimi pennini di taglia extra-large, ma ho iniziato a sospettare che chi produce sta’ robaccia non è capace di fare neanche un decimo del bellissimo lavoro che una volta Montegrappa si faceva da sola in casa in quel di Bassano del Grappa. Forse forse se proprio se li devono far fare credo che sia meglio che continuino a guardare a Oriente piuttosto che oltralpe. Dopo oltre due mesi e l’ennesimo intervento del buon e paziente Massimo me la sono portata a casa che sembrava essersi finalmente convinta a fare il suo lavoro, l’indomani dopo un paio di paginette ha ricominciato a fare le solite bizze: dodici giorni fa l’ho impacchettata e mandata ad un nibmeister oltreoceano. Ora è tra le sue mani, fra un paio di mesi vi dirò come è andata, per ora me la sono tolta di torno per un po'!

Dopo questa esperienza devo purtroppo dire che malgrado la grande bellezza delle Montegrappa io ho detto basta, in maniera specifica a quelle moderne con pennini made in Germany, per la mia esperienza posso dire che sono solo costose bomboniere. Purtroppo però in questi due mesi tra l’acquisto della Extra 1930 Bamboo Black e la sua dipartita per le lontane Americhe, mi sono fatto irretire da altre due penne della famiglia, entrambe a confermare la mia ipotesi, ovvero che, per quel che mi riguarda, sono le moderne Montegrappa con pennini Bock quelle da evitare (a meno di comprarle nuove in garanzia e con la consapevolezza che con buone probabilità bisogna rimandarle indietro prima che scada) (to be continued…) :wave:

P.S. Questa volta niente foto, la penna è in America, se la volete vedere fatevi un giro in rete o su questi lidi dove è stata recensita.

P.P.S. E che nessun possessore di Montegrappa mi venga a dire che sono io scalognato nero che poi gli credo e rientro nel tunnel :twisted: :twisted:
"E' sempre meglio vivere di rimorsi che di rimpianti"
Francesco
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